Pirati e truffatori subiscono nuove perdite

L’ultimo “Cyber Monday” (il 30 novembre scorso) è stato contrassegnato dal completamento della sesta operazione internazionale volta a combattere il commercio online di prodotti contraffatti; si tratta, nella fattispecie, di una vera e propria operazione di “pulizia” condotta su vasta scala, organizzata periodicamente, ad intervalli regolari: ad essa è stato assegnato il nome in codice “In Our Sites” (IOS). I risultati delle indagini svolte in varie aree geografiche evidenziano come siano stati di fatto chiusi ben 37.479 siti web implicati nel commercio di articoli contraffatti di scarsa qualità, a volte persino pericolosi per i consumatori; di tali siti, 999 sono risultati ubicati in paesi dell’Unione Europea.

All’operazione internazionale IOS VI hanno preso parte le forze dell’ordine e gli organi competenti di ben 18 paesi dell’Europa Occidentale, così come degli Stati Uniti e della Colombia; inoltre, per la prima volta nel corso dei quattro anni di storia complessiva della suddetta operazione, ha fornito il proprio supporto anche l’Interpol, attraverso otto dei suoi paesi membri. Così come in precedenza, il coordinamento dei numerosi “raid”, condotti in maniera parallela allo scopo di effettuare il sequestro dei domini fraudolenti, è stato realizzato congiuntamente da Europol e dall’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement), agenzia federale statunitense preposta al controllo della sicurezza delle frontiere e dei flussi migratori. Nell’ambito delle indagini svolte, le autorità di polizia e gli organi giudiziari hanno potuto contare sul supporto attivamente fornito da vari esponenti del settore privato, ed in special modo dalle società proprietarie di marchi famosi, illegalmente utilizzati da “imprenditori” del tutto privi di scrupoli.

Come al solito, con l’avvicinarsi della stagione delle festività di Natale e del Nuovo Anno, e del successivo periodo dei saldi, si assiste ad una vera e propria invasione di prodotti contraffatti, venduti a buon mercato: abiti e calzature “di marca”, articoli sportivi, articoli di lusso, profumi e cosmetici, farmaci, giocattoli alla moda, elettronica di consumo.

Si tratta, indubbiamente, di prodotti di bassa qualità, peraltro attivamente promossi su Internet, sotto il nome di noti brand; questo non rappresenta soltanto una palese violazione dei diritti dei legittimi proprietari dei marchi, ma danneggia ugualmente la reputazione degli stessi. Inoltre, simili articoli possono costituire, a volte, un pericolo per la salute dei consumatori; in altre circostanze, i prodotti piratati, pubblicizzati con enfasi, nemmeno esistono.

Le piattaforme di e-commerce illecite, per di più, non si preoccupano affatto di garantire la sicurezza dei pagamenti effettuati, o di assicurare la salvaguardia dei dati personali relativi alla clientela. Talvolta, poi, alcuni negozi online ascrivibili a tale categoria, addirittura rivendono i dati confidenziali a terze parti, amplificando in tal modo le potenziali minacce che gravano sull’utente, visto che in questo modo si favorisce, inevitabilmente, il furto di identità.

Come si evince dal comunicato stampa di Europol, nel quadro della lotta alla contraffazione sono state lanciate, nell’Europa Occidentale, alcune operazioni complementari, a carattere regionale; inoltre, sono state intraprese nuove azioni volte ad impedire la violazione dei diritti relativi alla proprietà intellettuale.

Fonte: Europol

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